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Insetti nel piatto: nuova risorsa o nuovo rischio?

By 1 Giugno 2020 No Comments

Nel sistema introdotto con il “Pacchetto Igiene” siamo abituati ad associare cibo ed insetti solo quando stiamo valutando una possibile contaminazione degli alimenti da parte di questi animali, prendendo quindi in considerazione tutti i rischi associati per la salute del consumatore.  Oggi invece ci troviamo ad affrontare in maniera diversa questa tematica. E’ infatti la FAO stessa ad avviare il dibattito, spiegando come l’introduzione di insetti nell’alimentazione e del loro possibile allevamento su larga scala possa far fronte alle preoccupazioni sempre più pressanti sull’approvvigionamento alimentare mondiale. D’altronde non si può non considerare che in Africa, in Asia e in America Latina gli insetti fanno quotidianamente parte dell’alimentazione di quasi 2 miliardi di persone. 

L’ Europa invece cosa ne pensa? Nonostante l’entomofagia risulti affascinante e stimoli la curiosità dei più, non può non essere analizzata e valutata nei minimi dettagli sia da un punto di vista della sicurezza del consumatore sia da un punto di vista legislativo. Finora, infatti, i Paesi europei che si sono espressi in materia sono il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo e la Francia con pareri e atteggiamenti nettamente contrastanti. Infatti c’è ben poca coordinazione tra i diversi Paesi che si stanno via via approcciando a questa tematica ed il motivo è anche la poca armonizzazione e precisione a livello legislativo. Ad oggi infatti i Paesi si stanno organizzando “autonomamente” sulla gestione degli insetti a tavola. Il Lussemburgo, ad esempio, ha deciso di non autorizzare la commercializzazione degli insetti commestibili adottando una visione molto restrittiva del Reg. UE n. 258/97 sui nuovi prodotti e nuovi ingredienti alimentari.

Questo Regolamento ingloba nella categoria di “nuovi prodotti e nuovi ingredienti alimentari” anche i cibi senza una storia di consumo antecedente il 1997, richiedendo per questi una specifica autorizzazione della Commissione Europea con annessa valutazione scientifica degli eventuali rischi. In base a queste specifiche, il Lussemburgo ha deciso di evitare il consumo di insetti come alimenti; al contrario invece Olanda e Belgio, con un interpretazione più elastica dello stesso Regolamento hanno concesso alcune autorizzazioni. L’Agenzia Belga per la sicurezza alimentare, per esempio, ha pubblicato un parere sui rischi microbiologici, chimici e fisici collegati al consumo di una lista di 10 specie di insetti allevati per cui è tollerato il consumo. Il Belgio si propone favorevole infatti facendo riferimento al fatto che l’allevamento di questi animali in condizioni igieniche controllate possa evitare la loro eventuale contaminazione da agenti virali o parassiti. In realtà però lo stesso studio non riesce ad escludere che batteri patogeni o spore presenti nell’ambiente possano contaminare anche gli insetti e quindi i consumatori.

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Per questo l’Agenzia Belga consiglia il consumo o la vendita solo in seguito a cottura. Il rischio chimico legato a queste dieci specie autorizzate sembra essere minimo, anche se è necessario uno studio più approfondito ed effettuato caso per caso, andando a valutare le diverse composizioni delle secrezioni difensive di alcuni insetti. Per ora inoltre l’Agenzia belga notifica la reale possibilità di reazioni allergiche verso questi “novel food” e quindi di porre maggiore attenzione per i consumatori più suscettibili. Il secondo parere ufficiale in merito al consumo di questi alimenti proviene dall’Agenzia Francese che resta più scettica. Lo studio francese infatti si base principalmente sull’inventario delle conoscenze scientifiche che si hanno ad oggi sui pericoli legati al consumo di insetti e quindi i corrispondenti rischi.

La Francia conclude infatti la sua opinione con la richiesta di ulteriori ricerche che portino all’emissione di norme precise. Nonostante il quadro di incertezza attuale, potrebbe infatti essere utile, intanto, stabilire a livello comunitario una lista di insetti che possono essere consumati e a quale stadio del loro sviluppo, così come può essere utile stabilire regole di allevamento e di produzione che possono garantire il controllo dei rischi. Le prospettive future prevedono e richiedono però un parere ufficiale dall’EFSA sui potenziali rischi microbiologici, chimici e ambientali e un nuovo Regolamento Europeo in materia in modo da uniformare il comportamento dei singoli stati e avere linee guida sicure da seguire.

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